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sabato 31 ottobre 2015

Felice Samonios

In questa notte in cui i confini tra i mondi si fanno sottili, auguro a tutti di trovare la luce che illuminerà il proprio cammino per il nuovo anno che stiamo per salutare. 
Un addio al passato ed uno sguardo speranzoso al futuro. 
Che gli dei vi siano benevoli, che il sacro fuoco di questa notte vi scaldi il cuore, che le tenebre si allontanino da voi per darvi chiarezza. 
Auguri amici! 





Djablessa

venerdì 26 giugno 2015

Solstizio d’estate – Litha – San Giovanni

Anche se con qualche giorno di ritardo, era presa dai festeggiamenti e dalla mia vita ordinaria, oggi vi vorrei parlare del sabbat appena trascorso e del suo significato nei suoi tre aspetti: tradizione, neopaganesimo e cattolico.

Il 21 giugno, il solstizio d’estate, e i giorni a seguire, con il culmine il 24, sono da sempre, nella tradizione popolare e magica, momenti intensi, attimi di transizione.

Litha, uno dei sabbat minori, festeggia “un giorno fuori dal tempo”, il confine tra i mondi dei vivi e quello dei morti sono sottili, un po’ come accade a Beltane, a Samonios e al secondo solstizio, ma in questo giorno ogni cosa vive al proprio contrario. Litha rappresenta la mezzaestate narrata da Shakespeare, quella iniziata un mese e mezzo prima con i fuochi di Belenos.
I festeggiamenti, fatti di falò, danze e canti, sono dedicati alla passione e ad auspicare un raccolto di successo. La Dea, come la terra, sono gravide, i semi di Beltane germogliano in loro.
È tradizione raccogliere le erbe per essiccarle, così come facevano gli antichi druidi, nelle tradizioni popolari ancora si va a caccia di iperico e altre erbe che in questi giorni raggiungo il culmino del loro principio attivo. Una di queste, la più conosciuta è senza dubbio l’iperico, ma di questa parlerò in un post a lui dedicato, nella nuova sezione Erbario.

Il cattolicesimo ha sostituito questa festività pagana con San Giovanni, simbolo solstiziale, trova il suo alter ego nel San Giovanni delle tenebre, e diventano patroni della Massoneria.
Il primo il Battista, è stato colui che ha reintrodotto l’antico rito ebraico della purificazione: il battesimo. Cerimonia che l stesso Gesù Cristo ha preteso per essere uguale agli altri cristiani, nonostante non avesse bisogno di una funzione per remissione di peccati. lui che era senza peccato. La tradizione vuole il Battista, per altro unico santo, dopo la Madonna, che viene ricordato il giorno della sua nascita e non della sua morte, essere il patrono dell’amicizia e della fedeltà, dell’amore casto (quello dell intenzioni pure e lecite) e dell’amore coniugale (non a caso invocato dalle fanciulle in età da marito per propiziare l’arrivo di un consorte). È anche annunciatore dello Spirito, della venuta del Dio in Terra e spesso, per questo nella tradizione popolare, viene chiamato nei riti di esorcismo.
Il secondo San Giovanni è l’Evangelilsta, il discepolo più amato dal Salvatore e colui che scrisse il misterioso libro dell’Apocalisse. È il protettore dei fabbricanti di candele, teologi e studenti. È il donatore di luce ed è anche il patrono dei Templari, degli Gnostici e dei Rosa-Croce.

In questo giorno, inoltre vi è il secondo duello tra Re Quercia e Re Agrifoglio, due fratelli che nella tradizione celtica rappresentano l’anno, a vincere sarà il secondo e con lui viene sancito l’inizio del periodo buio. Strano vero? Pensare che ci stiamo avvicinando alla fase oscura dell’anno. Invece è così, a ben pensarci, il sole ha raggiunto lo zenit, il suo culmine, il punto più alto e non può che fare una cosa, scendere e con esso il giorno inizia, piano piano a ridursi. Ed è con questa riflessione che vorrei concludere: viviamo in un mondo intriso di dualismo, così come diceva Hesse “la dualità è vita, l’unicità è morte”  abbiamo, per la seconda volta nel corso dell’anno, luce e tenebra che si susseguono, l’una cede il passo all’altra, rammentandoci che sono le due facce di una stessa medaglia, così com’è il mondo.

Djablessa 26/06/2015

sabato 21 marzo 2015

Equinozio di primavera - Ostara

Oggi vorrei parlare, casualmente, dell’equinozio di primavera, la festa di origine germanica dedicato alla dea della fertilità Eostre.
Secondo una leggenda la dea trovò, verso la fine dell’inverno, un uccello ferito lungo una sua passeggiata nei boschi. Mossa da compassione, per salvargli al vita visto il freddo lo trasformò in una lepre, in modo da fargli trovare un rifugio adeguato fino alla stagione successiva. Ma qualcosa non completò questa trasformazione tanto che l’animale mantenne la capacità di deporre le uova, che lasciò alla dea a ringraziamento di questo atto di compassione.
Purtroppo questa è l’unica testimonianza in nostro possesso che confermi l’esistenza di una dea così antica. Essa non compare nell’Edda, benché molti studiosi siano concordi a credere che il culto fosse circoscritto ad alcuni ceppi germanici, ma non in tutto il nord, è vero, però, che Beda il Venerabile, accademico cristiano, nel 725 d.C. descrive, nella sua opera De temporum ratione, l’origine del mese di aprile: “Eosturmonath (mese di aprile in Gran Bretagna) ha un nome che è ora tradotto mese pasquale, e che una volta era usato in onore di una dea dal nome di Eostre, che era celebrata durante questo mese
Che fosse esistita o no, questa dea è oramai, con l’avvento del neopaganesimo e della Wicca, diventata il simbolo della primavera. 


Anticamente la festività pagana voleva celebrare, e ancora celebra, la rinascita della vita: le sacerdotesse accendevano un cero simbolo della fiamma eterna dell’esistenza che poi veniva riposto nei templi dedicati alla dea e spendo il giorno successivo. 
La fanciulla che diventa donna, così come il dio. Insieme pronti a fondersi in una danza di vita composta dall’innamoramento e dalla trasformazione del proprio essere. I protagonisti sono Persefone che torna dagli inferi e Pan, simbolo di fertilità per antonomasia. 


Rappresentazione dea Ishtar
Nella culla della civiltà, in Mesopotamia, si festeggiava il ritorno del dio Tammuz (metafora del sole primaverile) tra le braccia di sua moglie Ishtar (la Terra) che raggiunse gli inferi (inverno) per ritrovarlo dopo la sua morte per mano di un cinghiale. 

Secondo gli antichi Etruschi in questo giorno iniziava il nuovo anno poiché collegato all’aurora, all’est, al sorgere del sole. Veniva così fatta un’offerta all’Aurora degli Dei dell’Oscurità, per lo studioso L.B. Van der Meer, paragonabile alla storia di Persefone. 
Con Aurora viene festeggiata anche Tinia il dio della vegetazione e degli alberi. Pertanto anche per loro l’equinozio di primavera era la festa della rinascita, della luce e della vegetazione (simboli del del rinnovamento) e, non da ultima, della vita eterna.

Ma veniamo alla cultura romana che in questo giorno festeggiava la resurrezione del dio Mitra, nato nel periodo del solstizio invernale, vi ricorda niente? 

Infine, con il cristianesimo la festa venne assimilata alla Pasqua, giorno di resurrezione del Cristo (la sua rinascita, insomma) e, guarda caso, la data di celebrazione è basata su aspetti essenzialmente pagani: il primo plenilunio successivo all'equinozio di primavera. 
Tanto rimane forte la radice antica che in diverse lingue il nome è ancora collegato alla dea germanica: Easter in l’inglese e Ostern in tedesco.  Allo stesso modo anche i simboli più importanti della celebrazione pagana sono stati trasferiti in quella cattolica: il coniglio/lepre che rappresenta la fertilità vista la sua velocità nel prolificarsi, e l’uovo metafora dell'embrione primordiale da cui scaturisce l'esistenza (concetto di uovo cosmico già presente in antichi miti della creazione della zona mediterranea ed in molte altre culture extra europee).  

Al di là della simbologia, della storia, del credo culto religioso, è indubbio che l’equinozio di primavera festeggia il ritorno della luce, che dura di più rispetto al buio, almeno fino al solstizio. I “nostri vecchi” vedevano così scandire il passare del tempo e l’inizio della stagione delle semine per poi coltivare quello che sarebbe stato consumato, una volta maturato, durante il corso dell’anno e conservato per i mesi freddi. 


Armiamoci di fiori dai colori pastelli ad abbellire le nostre case (tempo permettendo); candele gialle, azzurre, rosa, verdi ad illuminare le nostre serate; dipingiamo uova da appendere ad un albero (vi lascio la foto di quelle fatte in casa mia), organizziamo una caccia a quelle di cioccolato per i nostri figli; facciamo in modo che la primavera vibri in noi e in ciò che ci circonda. 

Quindi ragazze e ragazzi festeggiamo questo splendido giorno, anche se oggi il cielo da me è plumbeo, festeggiamo il sole che ritorna, lasciamoci invadere dal suo calore e dalla sua vitalità, facciamola nostra e facciamo in modo di essere pronti ad un cambiamento limitato o radicale che sia, ma diamoci la possibilità di rinnovarci in meglio sia come persone che come società.


domenica 21 settembre 2014

Equinozio d'autunno - Maponos - Mabon

Maponos, Mabon ap Modron per i gallesi, Apollo per i romani, Angus per gli irlandese, diversi nomi, un solo volto per “il figlio divino della madre divina”.


Dio celtico di Brittania che venne rapito a soli tre giorni alla madre, Modron (la Dea Matrona), e portato nel Regno dei Morti, dove visse la sua infanzia come prigioniero, a seguito di ciò, come fa notare il professore gallese William John Gruffydd, il mondo si spopolò, e la madre partì alla sua ricerca.
Fu poi salvato da un cavaliere, talvolta identificato con Artù. 

Il cavaliere Culhwch a cui viene affidato il compito
di liberare il prigioniero Mabon dal gigante

Ysbadadden nella leggenda gallese di Culhwch ac Olwen.
Altre volte con l’eroe Culhwch, giovane gallese innamorato della figlia del gigante Yspaddaden e da questi sottoposto a bizzarre prove. Narra il mito che tra le difficili sfide che dovette sostenere c’era anche anche quella di chiedere aiuto a «Mabon figlio di Modron, che fu rapito da sua madre quando aveva tre notti. Nessuno sa dove si trovi, e se sia vivo o morto» per dare la caccia al magico cinghiale Twrch Trwyth, che poteva essere catturato solo dal cane Drudwyn, a sua volta domato solo da Maponos stesso. così Culhwch partì con i suoi cugini alla disperata ricerca del dio perduto. 







Sono diverse le caratteristiche che descrivono il dio Maponos, la prima fra tutte è la giovinezza, qualità che ha ottenuto durante la sua permanenza negli inferi. Questo suo aspetto, il rapimento, il viaggio nel regno dei morti, la ricerca da parte della madre lo assimilano alla figura greca della dea Persefone, figlia di Zeus e Demetra, da cui dipendeva il rigoglio dei raccolti.
Il cui mito vede il suo rapimento in giovane età da parte del re degli Inferi, Ade, che la voleva in sposa. La madre partì alla sua disperata ricerca (come fece Modron), ma solo l’intervento di Zeus, che mandò Ermes da Ade per reclamare la ragazza, riuscì a liberare la ragazza, seppur parzialmente. Già perché Persefone, mangiò dei semi di melograno nel regno degli Inferi e questo la condannò al ritorno in quella terra nelle vesti della sua regina. Il padre degli dei riuscì a mediare con un accordo che accontentasse entrambe le parti: Persefone avrebbe passato metà dell’anno con la madre e l’altra metà con Ade, il marito. 
L’allegoria rappresentava per l’antica Grecia il passare delle stagioni, quando Demetra era sola (inverno) tralasciava la cura della terra che poi tornava a fiorire quando si ricongiungeva con la figlia. 

Altro aspetto legato a Maponos è l’abilità nell’arte della musica e della poesia, per questo spesso è raffigurato o assimilato ad un’arpa. 
Anche la caccia viene associata al dio celtico. 
Tutti elementi in comune ad un’altra divinità greca: Apollo, precisamente l’Apollo Maponus venerato dalla legioni romane in Brittania 

Se della madre si conoscono diverse caratteristiche collegate alla Dea Madre, del padre non si conosce praticamente nulla. In alcune tradizioni viene identificato con il dio gallese Mellt, divinità del fulmine, particolare che renderebbe Maponos il dio del fuoco e dell’acqua (rappresentata dalla madre).

Particolarmente interessante, a testimonianza di questa divinità nel pantheon celtico, è stato il ritrovamento a Vindolandia, forte romano in Brittania, di una placca argentata che presenta l’incisione “Deo Maponos”

Collegato al mito c’è la festività Alban Elfed (la luce dell’acqua) o meglio Equinozio d’Autunno, la terza solare legata all’abbondanza, a scandire il passare del tempo, il giorno e la notte si uguagliano per la seconda volta, e il periodo buio per l’uomo si avvicina. 
Viene festeggiato, così, il secondo raccolto apprestandosi ad accumulare le provviste per l’inverno. 
È il tempo di fare il bilancio consuntivo dei frutti seminati nel corso dell’anno, non necessariamente quelli vegetali, attraverso riti e preghiere di ringraziamento, meditando sul ritorno dell’oscurità. 
È una festa iniziatica e vede il vino, versato all’interno del corno dell’abbondanza, e la sua fermentazione come metafora di trasformazione. 



Ha inizio l’epoca dei misteri. 

Djablessa 21/09/2014